Lo trovai per caso, frugando in mezzo a CD usati. Da allora mi sono sempre chiesta perchè mai il precedente proprietario l’avesse venduto: nella mia mente questo essere misterioso ha assunto di volta in volta le parvenze di un metallaro impenitente, di un fanatico dell’elettronica, oppure di una graziosa fanciulla che si sbarazza degli omaggi ricevuti dall’ex-fidanzato, o viceversa. Nei confronti di questo tizio ho provato moti di intolleranza, del tipo “ma come hai potuto?!” non scevri da una certa gratitudine perché in fin dei conti è merito suo se oggi è in mio possesso. Beh, diciamo che la seconda predomina.
Comunque lui era lì (il cd, non il tizio) ed è capitato tra le mie mani e mi ricordavo il nome del gruppo e mi sono girata verso Bonzo e gli ho chiesto “può piacermi?” e lui mi ha detto “di sicuro” e c’aveva preso davvero.
Lo ascoltai quasi quotidianamente per diverso tempo, si trattò di una lunga e lieta dipendenza. I giorni a seguirne l’acquisto lo propinai di continuo ai miei compagni di viaggio fino a quando non ne poterono più. Ma vi fu una sera stanca durante la quale, a causa di una mia organizzazione disorganizzata, mi trovai a casa da sola, finalmente libera di premere il tasto repeat del lettore cd: mi accomodai sul mucchio dei sacchi a pelo che ingombravano il soggiorno, spensi la luce e stetti a guardare le luci del quartiere che filtravano dalle veneziane, ascoltando avidamente la musica che si sovrapponeva ai rumori della strada… se dovessi immaginare un canto celestiale quello sarebbe, fatto di angeli ed asfalto.
Listening to: Sophia – Fixed Water




