
Fopp, London, Covent Garden - pic by David Edgar
Scaricare musica è illegale. C’è poco da fare, un album è il frutto del lavoro di persone che con quei danari si guadagnano da vivere. Sebbene abbia recentemente letto un’intervista ad un gruppo i cui i musicisti dichiaravano di non avere alcun problema al riguardo in quanto i loro introiti provenivano nella quasi totalità dalle performance live, bisogna sempre pensare alle piccole case discografiche che vivono solo di quello, come si disquisiva poche settimane fa con Fabio in una pizzeria di Finsbury Park.
Ora, io predico bene e razzolo male, ma le alternative che si propongono in questi ultimi anni hanno fatto sì che la mia precedentemente attivissima attività illegale si sia ridotta ai suoi minimi storici. Qual è il problema quindi? Beh, il problema è vivere nella cultura musicale da terzo mondo dell’Italia. Perché, appena fuori dai confini nazionali, un cd appena uscito costa una decina di sterline (ora equivalente a 10 euro) in un negozio nel centro di Londra (www.foppreturns.com) che oltre agli ottimi prezzi offre anche una selezione di grande qualità, per poi scendere a 7, 5 e persino 3 sterline.
Poi c’è mamma Amazon.co.uk, che grazie alla spedizione gratuita garantisce prezzi spesso imbattibili.
Ed infine, per finire in bellezza, il quantomeno mitico servizio di nome Spotify (www.spotify.com), una sorta di iTunes in streaming, ove gratuitamente (e legalmente) si può ascoltare ogni genere di album. E c’è davvero di tutto, almeno per quanto riguarda la musica ascoltata da me medesima, che di solito non è proprio mainstream. In tempi recenti la creazione di account gratuiti è stata limitata, ma ad una modica cifra di 10 sterline mensili si può ancora avere accesso ad una libreria musicale pressoché illimitata. Molti gruppi pubblicano i loro album (vedi Eels e Wilco) appena usciti nei negozi, e ciò scatena una reazione a catena: ascolto il disco, mi piace molto, lo trovo a prezzi ragionevoli, lo compro, casa discografica e musicisti possono arrivare alla fine del mese ancora una volta. Vabbè, magari non grazie a me, ma si fa ciò che si può per contribuire.
Ripeto, il problema è che nel deserto culturale italiano queste opzioni latitano (credo sia comunque possibile aprire un account Spotify a pagamento), ma la risposta è a mio parere incazzarsi, non piegarsi ad un sistema che rischia di uccidere le piccole realtà dell’industria musicale.
Listening to: Dream Syndicate – Out of the Gray
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![Ravenna [February 2012] Ravenna [February 2012]](http://farm8.staticflickr.com/7049/6856603809_43e2e03940_t.jpg)
Il mio punto di vista, per quello che vale, e’ questo: oggi ci sono un’infinita’ di modi per ascoltare musica gratuitamente, da quelli che hai citato tu a Myspace, da Lala a NPR, da Last FM al tanto vituperato Youtube.
Volendo, uno potrebbe vivere benissimo senza comprare piu’ dischi. Vuoi ascoltare un gruppo o anche una canzone o un album particolare? Basta andare in rete. Tutto gratis (tranne, se uno vuole, il cavetto per collegare il PC all’amplificatore dell’amplificatore domestico.
Poi, se desidero possedere l’opera completa, con copertina originale (che e’ parte dell’opera completa quale concepita dall’artista), allora posso fare tre cose. Se voglio sostenere i pochi negozi di dischi rimasti, allora compro da loro: spendo un po’ di piu’, ma aiuto un negozietto a sopravvivere. Se voglio aiutare l’etichetta, scrivo direttamente a loro. Oppure, vado su Amazon e quasi sempre trovo il prezzo migliore di quell’opera.
Scaricare illegalmente appartiene a un’altra epoca. O uno e’ davvero molto povero, e allora credo sia un comportamento tollerabile (tanto quanto, se uno non ha nulla per sfamarsi, rubare una mela al supermercato). Oppure, lo dico senza troppi problemi, scaricare illegamente la musica e’ un comportamento da pezzenti, gente che non ha alcun rispetto per l’arte, ma soprattutto per se stessa.
Commento di Fabio — febbraio 27, 2010 @ 10:53 am
Aloha Miss Maud,
Non so…la rete ti permette di ascoltare un sacco di musica, legale o illegale. Io credo che qualcosa debba cambiare nelle logiche di mercato del fare musica – Che peccato che la EMI stia chiudendo
vendono gli studi di Abbey road…acci…. – insomma scaricare musica o no, per l’utente il problema nn sussiste, mi pare l’hai detto anche tu le case discografiche nn stanno al passo..ormai viaggia quasi tutta in mp3, internet è il maggior strumento di comnunicazione e divulgazione…nn credo si possa tornare indietro
ma migliorare rete e servizi questo sì…Non mi piace della rete la spoetizzazione dell’avere un disco..a me piacevano i vinili, capperi i vinili erano come libri…con i cd è cambiato anche il modo di ascoltare..più dinamico..e oggi la moltitudine di mp3 abbonda..puoi scaricarti quello che vuoi,ma lo ascolterai? e come lo ascolterai? Insomma un po’ come queste piattaforme veloci come facebook…si viaggia ad alta velocità e nn c’è tempo, si comunica di fretta, sinteticissimi..se ti fermi vai in crisi di nervi…boh!
)) è il progresso, bisogna intervistare gli 11enni i 15enni gli adolescenti e vedere come si comportano loro in relazione alla musica….fatto sta che il WWW ha rotto con il passato..e si va avanti, speriamo di salvare la qualità e l’accessibilità a tutti. Ciau!
Commento di bobsaintclair — febbraio 28, 2010 @ 7:01 pm
cosa sarebbe in the court of crimson king senza quella bella copertina??? O la trout mask replica? e tantissimi altri….altri e altri…un valore aggiunto nn indifferente
l’artwork già pesantemente aggredito e minimizzato con l’avvento del cd..oggi con l’mp3 è quasi dimenticato..
Commento di bobsaintclair — marzo 1, 2010 @ 10:06 am
toc..toc..:)
Commento di bobsaintclair — marzo 3, 2010 @ 1:18 pm
Fabio, io sono per una posizione intermedia, nel senso che scaricare musica mi pare non troppo diverso dal doppiarsi un album su cassetta dei tempi che furono, ma non deve essere l’unico strumento e non è certo attività da incoraggiarsi.
Putroppo il costo e la difficoltà di reperibilità dei cd in Italia remano contro, e davvero penso che si debba protestare perchè la situazione si va facendo sempre più ridicola. Pare che ora sia passata una legge per cui i diritti si pagano anche sul supporto: questo significa che ogni cd vergine, hard disk, scheda compact flash, etc.. avrà un sovraccarico nel prezzo che verrà poi versato alla siae. Paradossale.
Bobsaintclair, penso anche che, oltre all’artwork che ha senza dubbio la sua importanza, vi siano poche cose più piacevoli dello scegliere un cd, inserirlo nel lettore, e premere il tasto play. Un gesto rituale, per quanto più tecnologico del giradischi…
Insomma, sono retrograda!
Commento di maud — marzo 10, 2010 @ 8:15 pm
E sì..è così…:) no retrograda, ma poetica
Commento di bobsaintclair — marzo 11, 2010 @ 12:45 pm