
Rough Trade East – Febbraio 2008
A poco più di venti giorni dall’anniversario della mia venuta in terra d’Albione, mi trovo a tirare le somme della mia esperienza ad oggi:
Incomprensioni linguistiche
Quelle perdurano, sebbene notevolmente attenuate. Di tanto in tanto mi chiedo se forse non ne avverto più il peso poichè oramai sono abituata. E mi sorprendo a rispondere con un sorriso beota ad una frase in italiano che non ho capito, il che è grave assai. E’ stato assai illuminante uno dei primi meeting a cui ho partecipato, mesi fa, senza compiere sforzi disumani, semplicemente collassata sulla mia sedia come ai vecchi tempi. Questi sono risultati. Ma davvero.
Altri illuminanti segni sono il comprendere con facilità i testi delle canzoni (non sempre, ammetto), nonché le conversazioni colte per caso, tra persone ignote per la strada. Riconoscere gli accenti (del tipo: oh, tu sei un inglese del nord, tu sei scozzese, e tu americano).
Parrebbe che io scriva in inglese decentemente, e suppongo ciò sia dovuto al fatto che leggo assai e conosco molte parole sebbene non sappia come pronunciarle.
L’altro lato della medaglia è che sto dimenticando l’italiano, per quanto possa sembrare impossibile. Dopo una lunga serata trascorsa conversando in inglese mi sono trovata a scambiare poche parole alla fermata dell’autobus notturno con alcuni ragazzi italiani e parevo una deficiente.
Vita casalinga
Ok, un mio coinquilino lascia la merda nel water e le posate sono sempre incrostate di formaggio. Ma ho trovato una serie di strategie che mi permettono di vivere dignitosamente, la mia stanza è pressoché sontuosa, e l’odore fetido della moquette resta fuori perché ho il pavimento di legno. Legno ottocentesco (e si vede) ma questo mi dona un’aura bohemien e quindi non mi lamento (non di continuo, almeno).
La moquette… non che io la detesti, sono cresciuta in una casa con la moquette… il problema è che erano gli anni settanta, e che la medesima era pulita con una certa frequenza. Trasferite il tutto in una casa abitata da pseudo-universitari e potrete capirmi.
Il lavoro
E’ senza dubbio l’impiego più stimolante che abbia mai trovato. Essere donna non è un handicap (e ciò ha del miracoloso) e la gente si premura di dirti ‘Brava’ se hai fatto qualcosa nel verso giusto. Aggiungiamo colleghi giovani e di ogni nazionalità, nonché molto simpatici. Non posso lamentarmi.
L’alcool
Convinta di essere una buona bevitrice, mi rendo conto di quanto io sia poco più di una pivella. Prima regola, non cercare di stare al passo. Ciò che davvero ti fotte è il maldestro tentativo di bere ad ogni round. Questo significa, anche per una consumata come io sono, trovarsi mezza pinta davanti ed un’altra piena a lato. Sei pinte in tre ore. A stomaco vuoto. Vabbè che la bitter è leggera, ma davvero non ce la posso fare. Detto da una tizia che or ora sta sorseggiando whiskey (ribadisco, non avrei dovuto comprare quella dannata bottiglia).
Il cibo
Sono considerata dai più un’ottima cuoca sebbene sia assolutamente pessima. Questo in quanto il solo fatto di cucinare assume connotazioni a dir poco magiche perché in media nessuno è in grado di farlo. E la cucina italiana è obiettivamente la migliore del mondo, a mio parere anche meglio di quella francese per quanto ne predilica i formaggi. Quindi un semplice piatto di pasta cucinato con tutti i crismi pare manna di dio, ed anche il solo conversare riguardo il cibo, quella cultura alimentare che noi italiani ci portiamo inconsapevolmente dietro a mo’ di zainetto, pare ci doni un aura fascinosa, quasi come se si parlasse correntemente latino.
Escursioni fuori porta
Per questioni lavorative mi capita di tanto in tanto (con una certa allarmante frequenza negli ultimi tempi) di recarmi nel nord dell’Inghilterra. Al nord io sono una strafiga. Mi chiedo le ragioni del mio sfrenato quanto inutile successo: presumibilmente è dovuto alle mie fattezze esotiche, trattandosi quella di terra ancora relativamente scevra da contaminazioni estere. Una seconda ragione si può trovare nel fatto che senza dubbio, di natura, tendenzialmente i nordici inglesi sono più affabili. Mah.
La musica
E’ la mia salvezza, come sempre. Solo che da queste parti trasuda da ogni dove.
That’s it, so far.