
Camden Town – November 2007
Il circolo perverso delle agenzie di recruitment sta massacrando il mio spirito (e non solo ma volevo essere fine) da più di un mese, e detto tra noi comincio davvero ad averne abbastanza. Quasi quotidianamente ricevo dalle due alle cinque telefonate da parte di codesti agenti. I primi giorni diciamo che più che altro sono andata ad intuizione, attività peraltro assai pericolosa perchè laddove la mia comprensione, anche dopo il secondo o addirittura terzo “Sorry?” da parte mia, non accennava in alcun modo a migliorare, se si trattava di una domanda ho sempre optato per un ottimista “Yes”. Talvolta un esclamazione stupita od un silenzio imbarazzato mi hanno spinta ad un ennesimo “Sorry?”, magari arricchito con un “I’m not sure to understand you”, espresso in tutte le sue sgrammaticate varianti. All’altro capo della linea telefonica sbuffi spazientiti che manco un adolescente alle prese con una bisnonna dura d’orecchio.
Dopo un training di alcune settimane la situazione è notevolmente migliorata, ma vorrei raccontare un episodio piuttosto comico:
Sono su un autobus, e peraltro mi sto recando ad un colloquio in una zona di Londra agli antipodi rispetto a quella in cui vivo. Due ore di viaggio, per intenderci, usufruendo dei seguenti mezzi: pedibus calcantibus, tube, treno, e bus. Sul bus ricevo la fatidica telefonata. Chiedo al tizio se mi può chiamare in un altro momento. Il tipo malefico insiste. Poche domande, mi assicura. Insiste. Accetto, e comincia a tartassarmi: che lavoro fai ora, che cosa facevi un anno fa, quanta esperienza hai in questo, quanta in quest’altro, che lavoro vorresti trovare, etc etc… il tutto intervallato dai miei soliti “Sorry?”, perchè obbiettivamente sull’autobus non sento una mazza. Il siparietto prosegue fino a quando realizzo che forse dovrei scendere, mi guardo intorno e noto con notevole disappunto (orrore, per la precisione) che l’autobus si sta infilando in una specie di superstrada in mezzo al nulla. Mentre il tipo continua a cianciare nella cornetta, corro dall’autista e gli chiedo se ho la possibilità di tornare indietro a breve. Mi scarica in una strada trafficata di camion, e mentre questi ultimi quasi mi passano sui piedi sento il tipo che continua a parlare, gli dico che mi sono persa (immaginate la scena, nel sottofondo il rumore del traffico di una tangenziale londinese), lui non desiste, io cerco di attraversare la strada per raggiungere la fermata sul lato opposto, guardo a sinistra, no cazzo arrivano da destra, un camion quasi mi asfalta, corro trafelata con tanto di laptop nella borsa, ed il fottuto recruiter è ancora lì che parla. C’è un rumore apocalittico ed io non sento niente. Incazzata come una iena gli chiedo di mandarmi una mail, dicendogli che alle cinque sarei stata libera, anche se non ne ho idea. Ed infatti alle cinque sono ancora nel bel mezzo del mio viaggio di ritorno. Arrivo finalmente a casa e trovo 15 chiamate non risposte da parte del tizio. Il giorno seguente lo richiamo e lui mi dice con la voce più tranquilla del mondo che è tutto a posto e ha mandato il mio CV al suo cliente. Non ho mai più avuto alcuna notizia.
Poi ci sono quelli con gli accenti assurdi, roba che ti fanno lo spelling di un acronimo e non li capisci comunque perchè pronunciano una A come fosse una O.
Quelli che ti leggono le job spec tutte d’un fiato, tipo scolaretto che trattiene il respiro mentre recita la poesia imparata a memoria, solo che tu afferri una parola ogni cinque minuti ed in base a quella devi capire se quello che ti stanno descrivendo è il lavoro della tua vita.
Quelli che ti fanno un pressing assurdo (come il tizio dell’autobus) poi non si fanno mai più sentire.
Quelli che gli fai una battuta e ridi e dall’altra parte avverti un gelido silenzio.
Ma ci sono anche persone gentili e simpatiche, oggi per esempio ho chiaccherato del più e del meno con un recruiter che evidentemente era bendisposto, e rideva persino alle mie battute.
In nomi propri sono tra le cose più difficili da capire. Ora, ad inizio telefonata è ovvio che la persona presenti se stessa e l’agenzia per cui lavora. Non capisco mai, mi sono rassegnata. Quindi segue un momento di intensa concentrazione durante il quale ho pochi secondi per comprendere se si tratta di qualcuno con cui ho parlato altre volte, oppure se è uno sconosciuto. Le figure di merda ovviamente non si contano.
Mi è capitato uno che mi ha chiesto se volevo andare a lavorare per un breve periodo in Nederland, ed io, trattandosi di un posto presso una compagnia petrolifera, dopo avergli detto “sure!” ho temuto che di Olanda non si trattasse e che la solita mancanza di comprensione mi avesse fatto confondere con il nome di qualche paese mediorientale. A circa mezz’ora dal termine della telefonata ero praticamente convinta che così fosse, e già mi immaginavo in Arabia Saudita, nella migliore delle ipotesi.
Listenig to: The broken family band – Balls