Mes nuits

January 10, 2009

Di nebbia ed altri vizi

Filed under: Varie — maud @ 10:45 am

Ravenna - 2003

Ravenna – 2003

Due giorni fa ho visto, per la prima volta, la nebbia a Londra. Nulla di paragonabile a ciò a cui sono usa nella mia palude natale, si è rivelata dal primo mattino con la sua luce giallastra, l’aria spessa dai maleodoranti echi pechinesi. Ed io che mi sveglio con una pesantezza esistenziale che manco Sartre ed i suoi problemi con le maniglie delle porte.
E’ tutto nella tua mente – mi ripeto come altre mille volte – è solo un problema di luce ed umidità – cerco di tranquillizzarmi – adesso vai a lavorare e non ci pensi più. Sti cazzi.
Dopo il viaggio in treno, durante il quale seleziono accuratamente la musica più angosciante che il mio ipod possa proporre, giungo in ufficio e mi accorgo di avere la capacità di concentrazione di un criceto, solo che mi manca la ruota su cui scapicollarmi inutilmente e sono seduta di fronte ad un monitor che mi presenta sadicamente un’immacolata pagina di word il cui riempimento giustifica la mia presenza in quel luogo.
Fortunatamente vengo coinvolta in una serie di riunioni che esigono un certo controllo da parte mia e per qualche ora la mia mente si quieta e riacquista la capacità di focalizzare la sua attenzione su un pensiero di natura logico-scientifica. Riesco persino a fare qualche battuta di spirito. Ma la scena cittadina inquadrata dalla finestrella della sala riunioni continua ad essere immersa in quella atmosfera tangibile, il cielo continua ad avere consistenza sabbiosa, il sole è tutt’ora malaticcio. Torno alla mia scrivania e il macigno esistenziale si accomoda sulle mie ginocchia.
Perché io sono meteoropatica. La scorsa primavera cercai di giustificare le occhiaie che mi trascinavo da giorni imputandole alle frequenti quanto drastiche variazioni delle condizioni atmosferiche di quei giorni, ed i miei colleghi mi guardarono come se stessi dicendo che nel weekend avevo in progetto di recarmi in pellegrinaggio da Sai Baba utilizzando come unico mezzo di locomozione mani e ginocchia. E così ho scoperto che nei paesi anglosassoni il concetto di meteoropatia non esiste, o quantomeno i miei colleghi ed il web pare nulla ne sappiano. Grazie a quell’uscita sono stata apostrofata per giorni con ironiche frasi del genere ‘Come ti senti oggi, credi che più tardi verrà a piovere?’ diventando così l’oracolo meteorologico del mio ufficio.
Eppure l’esperienza personale mi rende assolutamente certa dell’esistenza di codesta dannata cosa, e posso presentare molteplici prove a supporto delle mie teorie. Per esempio, quando ancora ero così piccola da essere al di sopra di ogni sospetto di mistificazione, i miei genitori usavano soprannominarmi ‘Bernacchino’ (in onore del Colonnello Bernacca che negli anni ’70 furoreggiava sulla televisione di stato italiana con il suo ‘Che tempo fa?’) poiché in concomitanza di ogni significativo cambiamento meteorologico divenivo lagnosa e, per dirla in maniera spicciola, decisamente più rompi coglioni del solito.
Dal punto di vista scientifico, come mi sono successivamente documentata, parrebbe che la meteoropatia sia causata da un malfunzionamento del sistema di termoregolazione dell’organismo, il quale, non essendo in grado di adattarsi ad un cambiamento repentino di temperatura, si sconquassa causando tutta una serie di disturbi quali ansia, mal di testa, stanchezza e rotture di maroni di vario genere.
Bene, detto ciò, vado ad affrontare questa seconda giornata nebbiosa (come ho scoperto con orrore al mio risveglio) augurandomi che ritorni un po’ di sana pioggia perché dalla palude sono partita più di un anno fa e già mi sto chiedendo se tutto ciò non sia una sorta di nuvola di Fantozzi che finalmente è riuscita a trovarmi. Fuggire su un’isola pare dunque non sia sufficiente.

May 31, 2007

Anche Dio talvolta riflette

Filed under: Varie, musica — maud @ 6:39 pm

 

Sono lieta di annunciare che nei giorni scorsi ha visto la luce un nuovo progetto. Gli artefici sono i miei compagni di ATP, gli amici con cui ho condiviso l’appartamento H2 nonchè alcune delle giornate più belle ed intense di questo ultimo anno. Si tratta, ma guarda caso, di un blog. Ehm… la lingua ufficiale è l’inglese, indi abbiate pietà di me che già mi arrabatto nei meandri della vita e le poche energie rimaste le spendo per scrivere in una lingua che non conosco. But I’m learning. Colgo l’occasione per ringraziare i miei preziosi correttori di bozze (la Tita).


La creatura la trovate ivi.

March 18, 2007

Minchia, u tiatru!

Filed under: Varie — maud @ 4:35 pm

Nel mio perpetuo vagolare da una passione all’altra sono approdata al teatro dopo una fin troppo lunga attesa. E mai avrei immaginato l’intensità e la meraviglia di quegli ultimi dieci giorni del laboratorio, trascorsi tra prove e spettacolo, mai avrei immaginato che avrebbero assunto le sembianze di un viaggio, con tutto ciò che questo comporta… Ho sempre pensato che l’atto di viaggiare restituisca una assoluta pienezza di sensazioni con quel suo caricare ogni istante di importanza e di significato, limitato in questo solo dai confini dello spirito e del fisico. Perché troppe emozioni, seppur positive, sfiniscono, al pari della mera fatica muscolare. Nella stessa maniera durante il laboratorio mi pare di avere trascorso giornate eccezionalmente intense, un condensato di emozioni che, pur non escludendo quelle negative, si è portato con se anche le migliori, le più esaltanti. E mai si è trattato di esaltazione nervosa, è un gusto pieno quello che mi è rimasto, ecco, pienezza è una parola che torna ed è il termine più corretto che riesco a trovare per descrivere queste giornate. Energia, paura, adrenalina, stanchezza, amicizia, tensione, condivisione, fame, creatività, narcisismo, timidezza, ansia… tutto ciò ha colmato il mio tempo e mi ha resa completa, come raramente mi accade di sentirmi.

 Listening to: Galaxie 500 – On fire

January 27, 2007

Dell’arte divinatoria dell’I Ching

Filed under: Varie — maud @ 4:05 pm

Non possedendo lo spessore morale sufficiente a trovare in autonomia una risposta accettabile ai molteplici quesiti che tormentano il mio povero io, ricorro, da qualche tempo, all’ausilio di un antico strumento di divinazione cinese: l’I Ching. Naturalmente la mia pressoché assoluta incapacità a credere in qualsivoglia entità mi spinge allo scetticismo, ma in tempo di guerra tutto è lecito. Da cui, lancio le monetine e vergo gli esagrammi risultanti su un foglietto per poi andare a consultare, con un piglio che sta a mezza via tra l’ansioso e lo scanzonato, il sacro tomo. Fino ad oggi, tranne un misterioso esagramma che sponsorizzava una non meglio definita “unione tra uomini”, devo ammettere che i responsi hanno conservato sempre una loro logica non del tutto scissa dalla realtà. A volte in maniera quasi inquietante. Non c’è che dire, i vecchi cinesi sapevano il fatto loro. Ogni esagramma è il risultato di sei lanci consecutivi di monete, e rappresenta in maniera simbolica una determinata situazione di vita, ed è evidente che da quelle parti, anche migliaia di anni fa (tanto è vecchio questo testo, addirittura precedente al benamato Confucio), le grane erano più o meno le stesse di oggi. A parte un imperante maschilismo con cui vengo brillantemente a patti sostituendo alla parola “ragazza” e “sposa” l’equivalente maschile, e viceversa, i consigli impartiti sono sempre pregni di antica saggezza, le immagini che li descrivono poetiche, talvolta estremamente attuali. Per esempio, l’ultima mia consultazione, tra altre cose, mi ha regalato questa chicca:

Il pentimento svanisce.

Il compagno si fa strada coi denti attraverso l’involucro.

Andare da lui, come potrebbe essere questo un errore?

Trovo molto bella questa immagine, l’idea di aprirsi un varco coi denti nella barriera mentale che ostacola l’unione di due persone (questo era il senso dell’esagramma, che si chiama K’uei – La contrapposizione). Se poi fosse davvero possibile, tanto meglio.

Listening to: Songs: Ohia – The Lioness

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